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4. 1783 - 1865: GLI STATI UNITI
1811
Disfatta degli Shawnee a Tippecanoe
Nell’estate
deI 1811, il confronto tra Tecumseh e gli invasori americani raggiunse il
punto di non ritorno. In una drammatica serie di colloqui con il governatore
dell’indiana, generale William Henry Harrison, Tecumseh dichiarò
apertamente che se fossero ripresi gli insediamenti di coloni bianchi nei
territori del fiume Wabash, la guerra sarebbe stata inevitabile. Harrison
non si fece intimidire dalle minacce di Tecumseh e agli inizi di novembre,
approfittando dell’assenza del capo Shawnee, mosse il suo esercito verso
la Città del Profeta, il villaggio principale dell’alleanza indiana, che
era situato sul Wabash. Le sue forze contavano un migliaio di uomini contro circa 450 guerrieri
indiani.
Le truppe erano bene armate con moschetti e fucili mentre la maggioranza dei
guerrieri era armata di armi tradizionali, mazze da guerra, archi e frecce.
L’esercito di Harrison risalì il Wabash senza incontrare resistenza e
quando si presentò di fronte alla Città del Profeta.
Quella notte Tenskwatawa, il fratello di Tecumseh, decise che era meglio
passare subito all’offensiva, senza attendere nel villaggio l’assalto
dei soldati.
Era stato catturato un prigioniero, un cuoco nero, dal campo di Harrison e
questi riferì agli indiani che i soldati non avevano cannoni e che il loro
campo non era stato fortificato; aggiunse che sicuramente Harrison avrebbe
attaccato l’indomani, il Profeta e i capi decisero allora di prevenirlo.
Durante le prime ore della notte, gli indiani si disposero attorno
all’accampamento nemico e alle 4,30 del mattino circa, furono pronti per
l’attacco.
Harrison era sveglio e già vestito nella sua tenda quando una sentinella
vide un’ombra e sparò un colpo in direzione di alcuni cespugli. Con un
grido terrificante i guerrieri si lanciarono avanti consci che l’unica
loro possibilità di vittoria era un attacco rapido e micidiale che
giungesse subito dentro il campo nemico, e gli indiani penetrarono subito
nell’angolo nord occidentale del campo americano. Sulla linea intanto, il corpo a corpo
tra i soldati e i guerrieri fece numerose vittime tra gli americani che
stavano uscendo dalle tende e mettendosi in formazione. Nonostante il
successo iniziale, però, l’attacco indiano raggiunse il momento critico.
L’alba sorgeva rapidamente, la linea americanaera ancora salda e
nonostante le perdite reagiva ancora con forza, ma le munizioni degli
indiani si andavano
esaurendo
e mentre il primo mattino rischiarava il cielo e il paesaggio, i guerrieri
tentarono un ultimo disperato assalto prima che alla luce del sole apparisse
evidente al nemico quanto inferiori di numero fossero gli assalitori.
Quando fu piena luce, Harrison fece montare nuovamente in sella quanto
rimaneva della sua cavalleria e con i regolari ancora in piedi, condusse un
deciso contrattacco che scacciò definitivamente i guerrieri dal pianoro.
Dal punto di vista tattico, la giornata si chiuse con un successo degli
indiani
che
avevano conciato malamente le forze di Harrison. Ma i guerrieri di
Tenskwatawa, esaurite tutte le munizioni e impossibilitati a distruggere
l’esercito nemico, dovettero ritirarsi dalla città abbandonandola in mano
al nemico. Furono costretti anche a lasciare tutte le scorte di cibo e
quando le truppe di Harrison giunsero nella città, la saccheggiarono e la
rasero al suolo.
Strategicamente, quindi, la battaglia diTippecanoe rappresentò per gli
indiani l’inizio della disfatta in quanto persero uno dei loro punti
nevralgici, colmo di significati simbolici per la vagheggiata confederazione
panindiana di Tecumseh.
La reputazione di Tenskwatawa ne risultò irrimediabilmente compromessa e
alla
lunga
anche quella dello stesso Tecumseh ebbe asoffrire dalla perdita della Città
del Profeta.
FONTE:
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