Loredana Frottin (17-04-2002 12:29)

Da tempo immemore, ormai, ogni volta che la scuola dove insegno me lo permette, uso i mezzi multimediali per trasmettere ai miei allievi i contenuti dell’argomento di storia che stiamo trattando.

Dedico alla lezione di storia sempre due ore di seguito, perchè ritengo che interrompere un discorso, solo per il suono della campana significa privare lo stesso di significato ed importanza.

Sono, invece, necessarie, a mio parere, riflessioni e commenti, principalmente sul metodo usato per affrontare il tema, oggetto di studio.

I ragazzi, si sa vogliono essere protagonisti, come è giusto che sia. Io, li accontento: subito e sempre. Mettiamo, innanzitutto, da parte l’odioso libro di testo (servirà in seguito).

Titoliamo l’argomento (in modi diversi, tramite l’intervento e le proposte dei discenti), definiamo gli obiettivi e le finalità e.... partiamo.

Propongo, dunque, la lettura e l’esame di un documento, che non sia tratto dal testo in adozione, da nessun testo, naturalmente, inerente all’argomento storico proposto.

Distribuisco, poi, fotocopie del documento che io stessa ho preventivamente selezionato tramite internet.

E, così, che nasce la prima, utile e fruttuosa curiosità.

“Prof., lo ha preso da internet? Come si fa? A quale sito si è collegata? Ci sono anche le foto? Possiamo anche noi? .....”.Seguono una serie di risposte basate sulla probabilità e la possibilità di utilizzare il computer “per storia”.

Dopo la discussione e l’esame dei prerequisiti dei discenti, tramite un breve brainstorming, comincio io stessa a drammatizzare il documento storico in esame. Coinvolgo anche gli allievi nella farsa, affinchè esprimendo i loro pareri e i loro dubbi si calino nella realtà storica che si va esaminando, e/o nei panni del personaggio oggetto di studio. Ottengo, quasi sempre, la partecipazione dell’intera platea e tramite l’applicazione di questa metodologia riesco a coinvolgere, sebbene limitatamente alunni stranieri e/o portatori di handicap.

Alla fine della prima lezione di storia, propongo l’approfondimento dell’argomento che si va esaminando ed invito gli alunni a consultare il libro di testo per scegliere un tema che preferiscono trattare, nell’ambito del periodo storico e/o modulo affrontato ed introdotto.

I successivi incontri serviranno a me e ai discenti per esaminare le scelte operate, organizzare il lavoro da svolgere, dividere i gruppi, nel modo più democratico possibile (ogni allievo può scegliere almeno per la prima volta il proprio compagno di lavoro), stendere un regolamento per usare l’aula di informatica in modo civile, senza danneggiare i materiali.

Eccitati, e un pò incuriositi dalla novità gli studenti approdano, finalmente, in un’aula di informatica; spesso, per loro del tutto sconosciuta.

A differenza di quanto si crede, la maggior parte dei giovani, usa poco e male il p.c. (in genere sanno solo giocare con i video giochi).

Lo studio e la ricerca devono, quindi, il più delle volte, essere guidati, almeno per i primi tempi.

L’ostacolo più difficile da sormontare è dato dalla comprensione di quali documenti necessitano per il lavoro che si sta sviluppando. Molto sovente, infatti, alcune ore risultano infruttuose dal punto di vista della produzione di materiali, a causa della consultazione di siti inutili o inappropriati. Nonostante ciò la validità di queste ore che sembrerebbero perse, sta nella pratica e nell’esperienza che gli studenti acquisiscono.

A mio parere, è necessario che i discenti siano, almeno parzialmente, liberi di navigare in internet, perchè solo attraverso l’uso del mezzo e di esperienze, anche negative, si impara e si rafforza l’interesse e la volontà di riuscire.

I passi successivi sono più facile e proficui. Gli allievi si appassionano alla modalità di apprendimento, perchè piacevole e stimolante, attuale e presente nel vissuto quotidiano di ogni studente, utile per il futuro, anche nel campo del lavoro.

Richiedo, sempre, ai ragazzi la produzione di opuscoli e documenti che attestino il lavoro svolto, in quanto sono convinta che in tal modo si consolidino, anche le più banali tecniche dell’uso del p.c..

La produzione di libelli e piccoli testi, personalizza l’apprendimento degli argomenti storici trattati e prevede la necessità dell’approfondimento, affina o insegna le tecniche di produzione, secondo elementari regole di editoria.

La realizzazione del lavoro richiesto, naturalmente, è, sovente, preceduto dalla consultazione in rete di documenti esemplificativi per la produzione e soddisfano l’obiettivo prefissato di abituare gli studenti al lavoro e all’apprendimento anche tramite i mezzi multimediali.

LOREDANA FROTTIN