Patrizia Vayola (12-04-2002 20:54)

...Altro discorso invece quello della costruzione di ipertesti perché questo tipo di lavoro, grazie alla flessibilità che l’ipertesto consente, davvero permette di approfondire concetti e di passare, come dici tu, dalla logica asseverativa a quella argomentativa che costituisce poi il fondamento di qualsiasi saggio storiografico.
Credo che il sistema migliore per sfruttare tutte le potenzialità di questo strumento a livello didattico sia quello di progettare parallelamente la ricerca e la sua resa ipertestuale.
Mi spiego: spesso nella scuola si sviluppano lavori di ricerca su un determinato argomento e poi, a lavoro concluso, si tenta di realizzarne una versione ipermediale. Di solito questo tipo di approccio allunga enormemente i tempi e spesso gli esiti sono poco efficaci perché le parti risultano sovente giustapposte e poco interconnesse (o peggio collegate in modo casuale e con gravi difetti di orientamento da parte dei fruitori. Per verificare l’efficacia di un ipertesto bisognerebbe, una volta che lo si è concluso, sottoporlo alla navigazione di uno studente che non ha partecipato al lavoro: se non riesce ad orientarsi e si “perde” senza riuscire a ricostruirne l’organizzazione, vuol dire che l’ipertesto non funziona).
La modalità più efficace, invece, è quella di lavorare da subito con l’idea che la ricerca che si sviluppa deve poi portare alla realizzazione dei questo prodotto: allora si partirà da una mappa concettuale che crescerà insieme al lavoro e diventerà il punto di riferimento su cui annotare le acquisizioni del work in progress. Questa procedura ha notevoli vantaggi sul piano delle acquisizioni cognitive (rende evidenti le connessioni tra i vari aspetti della ricerca che si sviluppa) e metacognitive (consente di verificare, in itinere, le procedure della ricerca stessa)....