Patrizia Vayola  (18-04-2002 02:38)

La costruzione di ipermedia
Su questo punto, come è ovvio, ci sono stati molti interventi dei quali riassumo in modo sintetico gli aspetti significativi.

· Molti colleghi si sono soffermati sulle potenzialità cognitive della costruzione della mappa concettuale che sta alla base di qualsiasi buon ipertesto, dal momento che essa permette di focalizzare maggiormente l’attenzione sui nodi problematici e sui collegamenti tra vari temi o vari aspetti di uno stesso tema: lo studio e la conoscenza non possono pertanto essere puramente mnemonici perché comunque la necessità di individuare i concetti e di riconoscerne le parole chiave e i link impone riflessione e rielaborazione personale dei contenuti e rigore logico (Vizzari)

· E’ stata sottolineata inoltre l’importanza, anche sul piano operativo, della costruzione collettiva di un prodotto come mezzo per procedere dal sapere al saper fare, per gli aspetti esperenziali e laboratoriali che introduce nella didattica, allontanandola dall’astrattezza spesso solo verbale che contraddistingue una materia “orale” come la storia. Inoltre la costruzione di un ipermedia, consentendo vari livelli di applicazione, permette anche a studenti in difficoltà di inserirsi più agevolmente, con effetti significativi anche sul loro apprendimento. (Mundo)

· La multimedialità, poi, potenzia il ricorso a fonti di varia tipologia e permette al docente, di inserirle a pieno titolo nella ricostruzione storica, facilitando la motivazione nei confronti del lavoro di analisi e facendone valere, con maggiore facilità, il potenziale argomentativo. Facilita inoltre lo sviluppo di capacità comunicative complesse (testuali, iconiche ecc).

· E ancora, la trama reticolare dell’ipertesto, connettendo molteplici aspetti di un fenomeno, facilita un approccio multiprospettico e la capacità di muoversi con maggior elasticità dal generale al particolare e viceversa, con notevoli effetti sul piano cognitivo (generalizzazione, induzione e deduzione). Consente inoltre agevolmente sviluppi multi e inter disciplinari, dal momento che proprio la logica delle connessioni facilita il passaggio da una disciplina all’altra. Naturalmente questa possibilità ha effetti positivi sulla collaborazione tra docenti e apre anche a collaborazioni esterne (altri enti, altre scuole in una prospettiva anche verticale). (Gelormini, La Ferla)

· Infine la costruzione di prodotti ipermediali facilita acquisizioni metacognitive rispetto alla ricerca storica, soprattutto se l’ipertesto è connesso (in quanto input iniziale e risultato finale) ad una esperienza di laboratorio. (Aiazzi, Perni)
E’ infatti evidente che, sebbene lo strumento sia duttile e possa adattarsi a qualsiasi tipo di approccio (si può anche, utilmente, ipertestualizzare un capitolo del manuale), il modo migliore per fruttarne le potenzialità è quello di progettarne la realizzazione all’interno di un percorso di ricerca che metta gli studenti in una situazione problematica rispetto alla ricostruzione di un momento o di un problema del passato. In questo senso il lavoro sulla storia locale (per connetterla poi con la storia generale) può rappresentare un valido approccio (Grezzi, Guglielmi).

A fronte di tali vantaggi l’aspetto problematico più ricorrente è quello del tempo a disposizione (Aiazzi, Ragone, Gerolmini, Marinucci); rispetto a questa questione una possibile soluzione risiede nell’operare drastiche selezioni tematiche che, rinunciando all’esaustività in termini evenemenziali, punti invece a sviluppare, attraverso percorsi “forti” e funzionali agli obiettivi, le competenze fondamentali del fare storia (Mazza).