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LE SCUOLE E GLI EBREI (*)
di Piero Morpurgo 

I piaceri della vita contrapposti agli studi

L’insistenza delle persecuzioni portò al fenomeno delle conversioni forzate e inoltre alterò profondamente il carattere di alcune comunità che assunsero stili di vita non consoni all’ebraismo. Questa tendenza è documentata dal poeta Todros ben Judah Halevi (ca. 1247-1306) che nei suoi versi racconta come lasciò gli studi per dedicarsi ai piaceri della vita di corte:

C’è stato un grande mutamento: si è liberata l’epoca del caos.

La nostra fede nel Testamento raggrizinsce dinanzi a un’altra,

così come prima di una scottatura fa la pelle delicata.

Abbondano i peccatori e i ribelli miscredenti,

Cosiddetti ebrei che abbracciano la tradizione cristiana.

C’è chi, allontanatosi dalla Legge di Mosé, cammina nelle tenebre,

e chi trasgredisce i precetti dei Saggi,

troppo accecati per apprezzare la fede ebraica.

Le notti passate a studiare il Talmud si sono ridotte.

Dicono: "Aleph-Beth ci basteranno con un po’ di scrittura.

Non conosciamo l’ebraico, il castigliano è la nostra lingua, o l’arabo."

Siano condannati!

In questi versi l’uso del castigliano viene condannato nonostante che -pur permanendo ancora dubbi sulle motivazioni che spinsero Alfonso X ad adottare quella lingua come ufficiale- il mondo ebraico fu portato anche a vedere in quella scelta linguistica la rottura dell’unità cristiana dell’ Occidente rappresentata dal latino. Infatti gli ebrei "diedero un grande apporto all’uso del castigliano come lingua comune ai tre gruppi etnici. Essi, avendo raggiunto in questo periodo un alto rango presso i signori, svolgevano la fondamentale funzione di consiglieri. ... In tutte le opere scientifiche di autore noto è sempre attivo l’intervento degli ebrei: essi costituiscono un 42% del numero totale dei collaboratori e partecipano, con compiti diversi al 74% delle opere. A volte lavorano insieme ai cristiani mentre questi ultimi, dal canto loro, non lavorano mai soli, senza la collaborazione di ebrei (tranne Fernando de Toledo, che forse apparteneva ai ‘conversos’)".

Nello stesso periodo Yosef Caspi pronunciò un’ altra denuncia sulla degenerazione degli studi; infatti il filosofo ricorda di essere recato al Cairo all’età di trentacinque anni (ca. 1314) per andare alla scuola di Maimonide, ma vi trovò "i suoi discendenti della quarta e della quinta generazione" e ne rimase così sconcertato da annotare: "Vi ero andato perché gente scriteriata mi aveva detto che vi si trovavano grandi studiosi, ma ne restai ampiamente deluso...".

Dubbi su alcuni orientamenti di quanti attendevano ai nuovi studi furono sollevati anche da Immanuel Romano che nel suo Inferno condannò: Aristotele "perché credeva nella preesistenza dell’ Universo", Galeno che "ebbe la sfacciataggine di parlare contro Mosé", Platone per la sua teoria sulle Idee, Ippocrate per aver occultato i suoi libri, Avicenna per aver sostenuto essere possibile la generazione spontanea dell’uomo. Fu nell’ Inferno che Immanuel Romano incontrò:

"... una schiera di uomini ciechi

dei quali ne riconobbi circa centoventi

considerati dalla loro tribù dotti e sapienti,

guida di migliaia in Israele.

L’Uomo che mi sorreggeva a destra mi disse:

‘Questi uomini si sono spossati nel peccato

poiché avevano occhi per vedere e non videro.

Conoscevano i gradi della Sapienza e il Suo valore

ma non videro la luce nella Sua luce.

Usarono la Sapienza per la loro fama

e promossero il loro nome sulla terra

e disprezzarono la conoscenza dei concetti spirituali:

perciò a mezzogiorno brancolano come nella notte

e vanno a tentoni come chi è senza vista.

E la notorietà a cui erano attacati e che amavano

hanno dovuto lasciarla fuori dell’accampamento.

Le loro fortune divennero acqua imputridita ....

 

(*) Tratto dal libro, Le Scuole e gli Ebrei di Piero Morpurgo, di prossima pubblicazione. L'articolo è stato pubblicato su Educazione e scuola alla pagina http://www.edscuola.com/archivio/didattica/scuolebrei.html

 

  

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